Bill Gates, visionario del nostro tempo, ha delineato un futuro in cui potremmo godere di un lusso impensabile fino a poco tempo fa: lavorare solo tre giorni a settimana, grazie al potere rivoluzionario dell’intelligenza artificiale (IA).

Tuttavia, mentre Gates dipinge un quadro roseo di macchine che ci liberano dal peso del lavoro e producono tutto ciò di cui abbiamo bisogno, i primi segnali del cambiamento non sono così promettenti.

In un’intervista al programma “What Now?” di Trevor Noah, Gates ha espresso la sua convinzione che l’IA trasformerà il modo in cui lavoriamo, impariamo, viaggiamo, riceviamo assistenza sanitaria e comunichiamo.

Ha previsto che, nel prossimo futuro, chiunque sia online potrebbe avere un assistente personale alimentato dall’IA, andando oltre le tecnologie attuali.

Tuttavia, le prime fasi di sperimentazione stanno rivelando prospettive meno ottimistiche.

Alcune aziende, come la Bluefocus Intelligent Communications Group Co. in Cina, stanno già licenziando dipendenti in favore di chatbot alimentati da intelligenza artificiale. Il CEO di IBM, Arvind Krishna, ha dichiarato che la sua azienda sta ridisegnando i piani di assunzione futuro, con il 30% dei ruoli di back-office potenzialmente sostituito dall’IA.

Gates, insieme ad altri leader come Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, crede che l’IA rivoluzionerà la settimana lavorativa, prevedendo un futuro in cui i nostri figli potrebbero vivere fino a 100 anni, godendo di una salute migliore grazie alla tecnologia e lavorando solo tre giorni e mezzo a settimana.

Tuttavia, le preoccupazioni riguardo all’IA e all’occupazione sono reali. Un rapporto di marzo di Goldman Sachs stima che

l’IA potrebbe sostituire 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.

L’Università della Pennsylvania ha analizzato l’impatto delle tecnologie GPT sul mercato del lavoro, prevedendo modifiche all’80% delle posizioni lavorative in termini di ritmi, competenze e posizioni aperte.

Un rapporto del Consiglio per il commercio e la tecnologia USA-UE avverte che l’IA potrebbe esporre nuove fasce della forza lavoro a potenziali interruzioni, contraddistinte dall’innovazione non solo nelle mansioni automatizzate, ma anche in quelle non di routine.

Le preoccupazioni dei lavoratori sono palpabili. Mathias Cormann, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ha respinto alcune previsioni ottimistiche, sottolineando che l’intensità del lavoro è aumentata dopo l’adozione dell’IA sul posto di lavoro.

I lavoratori si sentono spesso utilizzati come “cavie” per testare l’IA, con un aumento del carico di lavoro e un impatto minimo sui salari.

Piuttosto che migliorare la qualità del lavoro, la tecnologia sta rendendo tutto più complicato, con una mancanza di comprensione da parte dei dirigenti di ciò che accade sul campo.

La consapevolezza e la comprensione sono essenziali per affrontare le sfide che l’IA porta con sé nell’ambiente lavorativo.

CERCO E LEGGO.

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